lunedì 7 dicembre 2009

Attesa II.

"Deponi, O Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione,
rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre"

Baruc, 5,1



"Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio"
Luca, 3,6

mercoledì 2 dicembre 2009

Fragilità.

"Guardatevi dunque dall'uomo,
nelle cui narici non v'è che un soffio:
perchè in quale conto si può tenere?"

Isaia, 2,22

domenica 29 novembre 2009

Attesa.

"Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina."

Luca, 21,25-28

mercoledì 4 novembre 2009

Colpevoli dimenticanze

"Eppure lo sapevamo anche noi
l'odore delle stive
l'amaro del partire

Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta

Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto

E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell'offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa

E la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del riufito
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto"

Gianmaria Testa, Ritals

Quante volte si dimentica troppo in fretta ciò che si è stati fino a ieri l'altro.
Sono dimenticanze colpevoli.
Sono dimenticanze pericolose.

lunedì 27 luglio 2009

Frammenti di verità

"Amor facit quod ipsae res quae amantur, amanti aliquo modo uniantur et amor est magis cognitivus quam cognitio."

Umberto Eco, Il nome della Rosa

sabato 27 giugno 2009

Essere letti.


Può accadere, ma è una rarità preziosa, che leggendo si venga travolti da uno stupore che lascia senza parole. Lo scorrere delle righe coincide con la sorpresa di accorgersi che non sei tu che stai leggendo il libro, ma è il libro che sta leggendo te. La concatenazione delle parole scritte appare come la concatenazione dei pensieri presenti nella tua testa. Il libro mette in ordine ciò che già pensavi in maniera confusa, ancora di più, il libro che ti sta leggendo è una lettura fedele della tua vita, una rivelazione per te, per il tuo cammino. Una rivelazione che è possibile non per una strana alchimia o una formula magica della carta stampata - un libro non deve mai diventare un idolo - ma perchè quel libro ha un autore in carne ed ossa, un uomo che ha camminato o cammina come te sulla nuda terra alla ricerca di un approdo e di una dimora.
O forse anche solo di un cammino.
Setedisenso.

giovedì 25 giugno 2009

Spezzare l'individuo.

"L'esser colpevole originario consiste nel rimanere presso se stesso. [...] Non è mediante il rapporto con il proprio Sè, ma è solo mediante il rapporto con un altro Sè che l'uomo potrà raggiungere la completezza. Quest'altro Sè può essere limitato e condizionato come egli stesso, ma è in questo stare insieme uno con l'altro che si ha l'esperienza dell'illimitato e dell'incondizionato."

Martin Buber, Il problema dell'uomo

L'individuo è un'invenzione, un'astrazione del pensiero, forse una sua malattia e una sua degenerazione.
Se è così, allora l'individualismo è un'astrazione, una malattia ed una degenerazione alla seconda potenza, tuttavia terribilmente concreta.
La cooperazione, o meglio, la comunione e la condivizione non sono modelli solo alternativi ad un sistema malato di relazioni personali, sociali ed economiche, ma appaiono come l'originaria forma del vivere dell'uomo.
Co-operare, com-unicare, con-dividere sono le forme in cui la struttura dell'umano si rivela nella sua pienezza e nella sua verità, anche se oggi più che mai può sembrare paradossale.
Scrostare il mondo delle relazioni incrostato dalla superbia di un Sè autonomo e autoreferenziale è un compito del pensiero, ma anche di chi vive già oggi la pienezza dell'apertura piena di senso all'altro.